Tre donne, tre amiche, tre artiste per una proposta artistica comune
Sarah, Miriam e Carmela mi accolgono nello splendido spazio espositivo della ex Colonia Elioterapica di Germignaga, dove nello scorso mese di Maggio hanno esposto le loro opere in una mostra collettiva, sulla cui locandina di presentazione appare il logo “La Treccia“.
“La treccia é il simbolo di creatività,” -esordisce Carmela- “sono tre fili che si intrecciano per creare una nuova forma. In questo accostamento, i tre fili siamo noi, tre amiche che tre anni fa si sono incontrate per caso e, pur provenendo da percorsi molto diversi, decidono di dare vita ad un progetto artistico comune, e di proporlo al pubblico con questa denominazione”.
La visita all’evento espositivo diventa l’occasione per conoscere queste tre amiche, questi tre fili che si intrecciano e, sottraendole momentaneamente al pubblico che via via affluisce, ci appartiamo, e comincia il racconto delle loro storie, le loro vite, i loro percorsi professionali ed artistici.
Chi é SARAH DALLA COSTA?
“Sono ceramista e fondatrice di “Veraceramicalaveno”, il mio laboratorio, partito 18 anni fa con la precisa volontà di dare continuità alla storica e grandissima vocazione ceramistica di Laveno Mombello. Sono nata e cresciuta a Laveno, entrambi i miei nonni hanno lavorato nelle ceramiche lavenesi. Quindi, con questo contesto lavorativo famigliare e grazie ai racconti di mia nonna, che era una narratrice incredibile, fin da bambina mi sono appassionata al mondo della ceramica e ho sempre sognato di volermi dedicare solo a quello. Mi sono diplomata al liceo artistico e, successivamente, ho preso la specializzazione in allestitore di spazi scenografici. Dopo varie collaborazioni con diversi maestri ceramisti e numerose esperienze nel campo delle realizzazioni scenografiche, é nel 2007 che inizio la mia attività artistica artigianale in proprio, rilevando l’ultimo laboratorio rimasto della gloriosa fabbrica di ceramiche lavenesi, sempre con l’intento di mantenere viva la tradizione della ceramica del territorio, come ho già accennato. Nel tempo, oltre alla mia attività di produzione, mi sono laureata come educatrice e specializzata in laboratori didattici, il che mi permette di tenere corsi di ceramica presso il mio laboratorio e presso il Midec di Cerro (Museo Internazionale Design Ceramico, n.d.r.), ma anche realizzare progetti personalizzati rivolti alle scuole, collaborazioni con la Comunità Montana, con la “Casa di Riposo Longhi e Pianezza” di Casalzuigno e con la casa famiglia “A Casa Mia” di Varese.”
Anche MIRIAM PRACCHI afferma che “ Fin dall’adolescenza, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita, in particolare la cultura orientale, le sue espressioni, i suoi segni e i suoi dipinti.
Sono stata influenzata anche dall’avere un cugino artista e scenografo che mi ha trasmesso questa passione ed aiutato ad entrare nel mondo artistico.
Mi sono diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera nel corso di Decorazione e restauro conservativo, dopo aver frequentato anche l’Accademia di Ravenna.
Nel 2002 mi sono iscritta alla scuola di Calligrafia e Sigillografia estremo-orientale FeiMo Contemporary Calligraphy e da qui prende avvio la mia avventura in questa forma d’arte,
la mia evoluzione , passando dal figurativo all’arte astratta, al segno.
Vivo anch’io sulle sponde del lago Maggiore, come le altre mie due compagne di avventura.
La mia arte parte sempre e comunque, studiando continuamente questi segni calligrafici, spaziando dalle loro forme arcaiche fino a quelle odierne,
perseguendo l’effetto di integrare oriente ed occidente in una realtà astratta in cui le mie calligrafie spezzate, si trasformano in segni e forme di sogno.
Le immagini del “mio” mondo interiore prendono forma con inchiostro su carta di riso o su tela, ma dopo l’incontro con le mie compagne di avventura artistica,
con Sarah ed il suo laboratorio, i miei segni hanno “contaminato” anche i miei piatti e le mie ceramiche.
E CARMELA ARFE’ così si racconta:
“Ricordo che fin da bambina mostravo propensione per il lavoro creativo e artistico. Questa mia predisposizione ha influenzato e orientato tutta la mia formazione culturale, la mia vita professionale e il mio percorso artistico. Dopo il diploma al liceo artistico di Varese, mi sono laureata in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera col prof. Gastone Mariani. Sono particolarmente attratta e affascinata dalla scenografia, perché ho la ferma convinzione che sia la forma artistica più completa, in quanto contiene in sé tutte le discipline figurative dell’arte, l’architettura, la decorazione, la scultura, la grafica.
Con mio marito ho una attività che si occupa comunicazione, scenografia, pubblicità, annoverando esperienze di direzione artistica nei settori televisivo e dello spettacolo, ma anche in eventi sportivi, aziendali e manifestazioni in genere. Ad esempio, abbiamo ideato il logo, curato tutta l’immagine coordinata e la comunicazione ai recenti Campionati Europei di Atletica Leggera svoltisi a Roma dal 7 al 12 giugno scorsi.
Da qualche anno mi sono trasferita sul Lago Maggiore, un evento che per me rappresenta una sorta di ritorno alle origini, la chiusura di un cerchio. E l’incontro con Sarah e Miriam é stata la svolta determinante per risvegliare la mia vena creativa primordiale. Dopo tanti anni di attività professionale passati alla scrivania, lavorando e progettando su computer, ho ricominciato ad usare le mani, come si suole dire, e liberare le forme che sentivo mie, che avevo dentro.
Nelle mie opere cerco e studio la forma, e trovano espressione ispirandomi al mondo botanico, nel quale semplicità e complessità, perfezione ed imperfezione convivono e si fondono.”
Qual’é il messaggio che La Treccia, oppure ciascuna di voi, ambisce a trasmettere ai visitatori delle vostre esposizioni? Quali emozioni pensate che susciti, o che avete riscontrato nel pubblico?
“Vorremmo trasmettere emozioni, interesse, stupore e meraviglia, che sono le aspirazioni di ogni artista. La scelta di unirci e mettere in sinergia le nostre personalità, le nostre esperienze e le nostre potenzialità, ha l’intenzione di dare un valore aggiunto al lavoro individuale di ciascuna di noi e di accrescere il risultato artistico e culturale complessivo. Pensiamo che questo scopo sia stato raggiunto e di averne i riscontri.
Ecco, ci piacerebbe che il visitatore cogliesse ed apprezzasse anche questo aspetto, meno immediato, più sottile, più celato, ma che riteniamo avere una importanza straordinaria.
Inoltre va aggiunto che nel progetto “Treccia” non vi é solo l’intento di esporre opere, ma ci proponiamo anche un secondo livello, quello di offrire, all’interno ed in contemporanea delle mostre, laboratori di calligrafia, di scultura e di ceramica, performances interattive, coinvolgendo i bambini delle scuole dell’infanzia con l’intento di dare un messaggio di sensibilizzazione ai ragazzi, e suscitare e trasmettere in loro l’interesse e la passione per l’arte, visto che i Licei Artistici hanno sempre meno iscrizioni”
Prevedete o avete in animo, oppure é già forse in atto una evoluzione della vostra espressione artistica?
“L’evoluzione e le progressioni artistiche non hanno una legge, non sono programmabili e neppure prevedibili. Occorre lasciare che vengano da sé, attraverso lo studio continuo, il confronto e lo scambio con altre esperienze. Non é mai finita –risponde Sarah-Io vorrei continuare lo studio sopratutto nella ricerca dei colori, degli effetti cromatici, delle materie primarie con le quali creo gli smalti”.
“La calligrafia orientale, e quella cinese in particolare, sono discipline complicate ed ardue -aggiunge Miriam- e lo studio e l’approfondimento continuo sono essenziali ed indispensabili per alimentare e progredire nella mia ricerca dell’evoluzione del segno. Ma, come diceva Sarah, niente e nessuno può prevedere quale sarà la mia arte tra due-tre-dieci anni”.
“Anche per me vale lo stesso discorso -ribadisce Carmela- chi si dedica all’arte non si prefigge obiettivi o evoluzioni precostituite. Continuerò a studiare forme e strutture, facendomi ispirare da elementi naturali. In questo momento é il nostro percorso insieme che ci interessa di più”.
Ho avuto l’opportunità di assistere ad una performance dal vivo di Miriam che mi ha indotto una considerazione riguardante la modalità esecutiva delle sue opere. L’atto creativo di Miriam, più che essere generato dalle abilità tecniche canoniche e tradizionali, é gestuale, istintivo, in certi momenti pare rispondere a una ritualità. Se questo é vero, rappresenta una differenza sostanziale rispetto a Sarah e Carmela, che invece devono concentrarsi sulla tecnica. E’ un osservazione fondata?
Risponde per prima Miriam: “E’ vero in parte. Il mio sembra un gesto casuale, istintivo e di getto, ma in realtà, prima di arrivare all’azione gestuale finale, ci sono ore e ore di studio sulle forme che, nel processo di ricerca dell’ispirazione, inducono anche ad uno stato interiore coerente con il momento artistico creativo. Solo così può realizzarsi il segno finale”.
E Carmela aggiunge: “L’osservazione é pertinente. Infatti per me, così come per Sarah, é fondamentale la tecnica. Se non seguissi dei precisi momenti per unire le forme tridimensionali che caratterizzano le mie opere, mettere insieme queste forme vuote senza crepe o senza cedimenti strutturali é difficilissimo. Ma prima della tecnica c’é l’ideazione, il progetto, é successivamente che viene applicata la tecnica, nella realizzazione. E questo principio vale anche per le ceramiche di Sarah”.
Tre donne determinate, con forte personalità, unite in questo progetto in cui credono convintamente e dal quale attingono una energia ed una forza propulsiva che si coglie con grande evidenza nelle loro affermazioni o semplicemente osservandole mentre accolgono, accompagnano ed intrattengono amabilmente i visitatori.
Per “La Treccia” ci sono tutti i presupposti per tante soddisfazioni e un promettente futuro.
Intervista di Paolo Ferretti pubblicata su ECHICDONNA

